Storia del Console hacking/cracking: Playstation1 (FAT) & PSONE (SLIM)
Con questo articolo vorrei inaugurare una serie di “dossier” sulle varie metodologie di hacking/cracking applicate alle varie console per videogames uscite sul mercato. Iniziamo dunque con Sony Playstation che merita indubbiamente un posto “tutto speciale”, per non dire “d’onore”, avendo in un certo senso rivoluzionato il mercato dell’home entertainment (se non altro per numero di consolle vendute al mondo!).
Allegato 804
Questa console a 32bit è stata presentata in Giappone dalla Sony Computer Entertainment nell’ormai lontano Dicembre 1994. Fu un vero e proprio successo commerciale, complice anche il costo irrisorio di una modifica hardware che consentiva di utilizzare CD duplicati con un semplice masterizzatore, rendendo notevolmente più economico l’approvvigionamento di materiale videoludico (pirateria n.d.r.) rispetto all’acquisto degli originali. Vorrei però farvi riflettere sulla assoluta ed indubbia “buona fede” di Sony in merito a questa osservazione: è da escludersi che avesse mai pensato di avvantaggiarsi sui concorrenti (Nintendo64 e Sega Saturn) immettendo sul mercato un sistema di protezione blando e poco efficace; infatti le rendite delle console casalinghe non derivano quasi mai dalla vendita dell’hardware (sul quale addirittura quasi sempre il produttore ci rimette, soprattutto nel primo periodo), ma dalle royalties sul software. Pertanto anche con un gran numero di unità vendute, i guadagni sarebbero stati scarsi o addirittura in negativo. E’ quindi forse più corretto, come quasi sempre avviene, discutere di aver sottovalutato le capacità della “scena” hacking/cracking sempre vigile nell’undergound, o cmq di aver “studiato a tavolino” la possibilità di “perdite economiche” in tal senso che di sicuro non hanno intaccato (perlomeno non troppo) la voce “bilancio” nel libro mastro di mamma Sony.
Grande operazione di marketing? Chi può dirlo/negarlo….?!
Ad ogni modo, la prima metodologia di booting di “backup masterizzati” risale al 1996 ad opera di un personaggio (si vocifera un ingegnere freelance cinese) operante nella lontana Hong Kong, che tramite un “modchip” riuscì a bypassare il DRM insito nella console stessa. Il concept dell’hack era in verità molto semplice: Immaginate una comunicazione (data stream) tra la CD Controller e la CPU. Questo datastream di 250bps consiste in un una serie di caratteri (SCEI, SCEE, SCEA) che devono “matchare” con la provenienza della console in uso (Asia, PAL o Nord America la cui informazione è inserita nel FIRMWARE/BIOS). Il modchip, in una metodologia hacking definita “man in the middle”, non fa altro che:
da una parte bloccare il datastream “originale” non curandosi più della sua veridicità
dall’altra “iniettare” un datastream “taroccato” andando sempre e comunque a soddisfare il DRM della console poiché a rotazione venivano inviati consecutivamente TUTTI i byte corrispondenti ad ogni supporto esistente e possibile.
Dunque come “effetto collaterale”, la console avviava qualunque tipo di supporto si trovasse a leggere…quindi non solo CD Originali provenienti da altra regione ma anche e soprattutto “copie di backup” nel cui supporto vergine sarebbe impossibile inserire (masterizzare)i subchannel data contenenti le informazioni DRM di regione d’appartenenza.
Inizialmente questi modchip “originali” venivano venduti ad un prezzo che poteva variare dai 40 agli 80 dollari (!), ma successivamente, in seguito ad un lavoro di reverse engineering del modchip da parte di un’anonimo hacker olandese, il prezzo (dei suoi cloni e non)si assestò inevitabilmente sui 25dollari.
Un bello “scossone” avvene poi ad inizio 1997 grazie all’hacker Old Crow (Scott Rider), il quale non solo reversò con successo un “modchip originale made in Hong Kong” ma addirittura ne pubblico il codice sorgente su un sito web. Naturalmente dopo poche settimane il prezzo dei modchip scese ulteriormente andandosi ad assestare tra i 10 ed i 20 dollari.
Addirittura, successivamente, a fine 1997, con l’uscita sul mercato dell’economico “PIC 12C508” venne eseguito un porting del codice ad opera di Old Crow e di un anonimo programmatore tedesco (che sia stato Tmbinc “Felix Domke” poi famosissimo nella scena Xbox360? N.d.r.) andando ad operare un ulteriore ribasso del chip di modifica che si assestò a circa 5-15 dollari.
Allegato 803
A partire da questa data, l’unico tentativo (poi rivelatosi infelice n.d.r.) da parte di mamma Sony per contrastare un simile scenario (parliamo del 1998), fù quello di introdurre una protezione “anti-chip”, una sorta di “check” all’interno di alcuni videogiochi che andavano a richiamare nuove routine implementate nel firmware della consolle le quali richiamavano (randomicamente od in certi punti specifici del gioco) un “check-region” non più soddisfatto dal solo punto di vista della CD-Controller (ingannabile dal modchip), ma piuttosto anche dal punto di vista del firmware stesso (non ingannabile dal modchip) in una specie di contesto di “tavola della verità” che se soddisfatta andava a bloccare miseramente il gioco/i in questione.
Un simile approccio, benché fastidioso, venne completamente “smontato” dalla nuova generazione di modchip, o per meglio dire, dalla nuova generazione di microcodice al loro interno. Tali nuovi chip vennero definti “Stealth”, ovvero “Invisibili”: sostanzialmente il modchip andava a stoppare ogni sua attività dopo aver soddisfatto il requisito di boot del gioco, non andando più a falsare “la tavola delle verità” eventualmente richiamabile dal gioco stesso una volta startato.
Ecco un immagine del logo che appariva quando veniva detectato un supporto NON ORIGINALE/NON REGION FREE
Allegato 801
Un ulteriore metodologia, che veniva incontro a tutti quelli che avevano ormai installato un modchip NON STEALTH, era quella di patchare direttamente i giochi dotati di una simile protezione, andando in parole povere a rimuovere quella porzione di codice responsabile del check di bontà del supporto utilizzato.
Allegato 802
E’ interessante riferire anche della presenza sul mercato dei cosiddetti “antipiracy modchip”, ovvero una particolare categoria di chip che bloccava esclusivamente l’avvio di copie di backup (cd masterizzati) o dei bootlegs (cd stampati provenienti dalla Cina che riscuotevano un discreto successo dalle nostre parti grazie alla loro diffusione by “VùCumprà), startando però regolarmente gli originali di qualunque regione. Tali chip erano molto popolari tra i “Game Store” che volevano importare e commercializzare giochi originali senza perdere denaro provocato dalla pirateria creata indirettamente (?) dai classici modchip. Tale “hack” , anche se più “etico”, sempre “hack” rimaneva…..e veniva attuato in questo modo:
Invece che bloccare interamente l’intero data stream proveniente dalla CD Controller, venivano fatti passare solo i prime 3 byte della sequenza composta da 4 byte, e solo quest’ultimo byte veniva “falsato”. Un po’ come dire, se sono presenti i subchannel data di regione nel cd, qualunque essi siano, procediamo con il boot, altrimenti, se non è presente alcun subchannel di regione (non masterizzabile/inseribile su un CD Vergine) blocca il boot.
Nell’ultimo periodo della scena underground PSX1 (2009) è doveroso ricordare anche il lavoro dell’hacker “Garyopa” che ha eseguito un ulteriore porting del codice per PIC 12C508 sul più diffuso PIC 12F629
Beh..che dire..ora magari ne sapete "qualcosa" in più...o no?